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Mercoledì 21 novembre 2018 ore 16:00-21:00

 

HANNAH 

Mercoledì 21 novembre 2018 ore 16:00-21:00 

GENERE: Drammatico
REGIA: Andrea Pallaoro
ATTORI: Charlotte Rampling, André Wilms, Stéphanie VanVyve, Simon Bisschop, Jean-Michel Balthazar, Fatou Traore, Luca Avallone
PAESE: Italia, Belgio, Francia 2018
DURATA: 95'

TRAMA:
Assenza principale: una narrazione consueta. Assenze secondarie: immagini banali, colori sgargianti, una risposta al senso della vita, piani d'insieme.

La vita di Hannah, forse non perfetta, si permea comunque di un senso. Un marito, un figlio, un nipote. Ma anche un cane, un carnet per la piscina e, per arrotondare, un impegno part-time come governante.
Poi lo iato, lo scarto inatteso. L'arresto improvviso del suo compagno.
È la fine di una consuetudine, se non felice, almeno pacificante.
Di colpo Hannah si scopre sola. É sola. I gesti minimi non la salvano più dal pensare. Il marito in prigione, il figlio che non vuole vederla, un timore che si fa strada sottile: e se davvero quell'uomo fosse diverso da come lei l'ha sempre creduto?
Dopo Wunderkammer, il suo cortometraggio d'esordio, uscito in oltre cinquanta festival in tutto il mondo, e Medeas, il suo primo film lungo, presentato nella sezione Orizzonti a Venezia 70., Andrea Pallaoro, classe 1982, nato a Trento, ma ormai americano d'adozione (prima la laurea all'Hampshire College, poi il master in regia cinematografica al California Institute of the Arts, oggi Pallaoro, vive e lavora tra Los Angeles e New York) arriva con Hannah, la sua opera seconda, a detta di molti la più difficile da realizzare, al concorso della 74esima Mostra del Cinema di Venezia.
Secondo capitolo di una trilogia dedicata alle donne e che si concluderà con Monica, le cui riprese sono iniziate questa primavera grazie ai fondi di una residenza d'artista guadagnata dal nostro a Yaddo, Stato di New York, Hannah è un'opera molto singolare.
Pacato ed estremo, sommesso e orgoglioso, impegnativo e a tratti anche ostico, questo racconto sterza bruscamente dalla routine, cui al cinema siamo abituati, per cercare strade espressive differenti. Che succede se alla diegesi togliamo lo sviluppo che il pubblico si aspetta? Se dilatiamo le attese? Se i dialoghi smettono di significare? Se i movimenti dei protagonisti cadono in un gesticolare senza senso? Semplice (per modo di dire naturalmente), lo spettatore sarà costretto a guardare con più attenzione.
A scorgere sul limite dell'inquadratura il dettaglio significante. A scoprire per esempio come la protagonista (una stupenda Charlotte Rampling, che con la sua prova vince l'anno scorso a Venezia la Coppa Volpi come miglior interprete femminile), schiacciata dall'angoscia, provi a verbalizzare sentimenti inconfessabili SOLO diventando “altro da sé”, recitando cioè le battute dei testi, che studia per il corso di teatro.
Volto e corpo, un'espressività dolente. Hannah non recita la sua parte nel film, non lo attraversa. Hannah è letteralmente placcata dalla macchina da presa.
Semplicità, naturalezza, povertà monacale nella (anti)narrazione come nelle scenografie non sono certo caratteristiche che possano piacere a tutti.
Eppure la visione di questo film ti resta scolpita in mente ben al di là di quel che ti aspetti.
Sensoriale, coraggioso, interiorizzante, austero, Hannah è esperimento suggerito e mai imposto. È estetica minimal per nulla compiaciuta, è sincero tentativo di andare al di là del banale e del confortante, ma risaputo. Un film per cui uscire dicendo: “Ne è valsa la pena”. Sanamente inquietante.

 


 

 

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