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A BEAUTIFUL DAY 

Mercoledì 28 novembre 2018 ore 16:00-21:00 

GENERE: Drammatico, Thriller
REGIA: Lynne Ramsay
ATTORI: Joaquin Phoenix, Ekaterina Samsonov, John Doman, Alessandro Nivola, Alex Manette, Judith Roberts, Larry Canady, Vinicius Damasceno, Neo Randall, Frank Pando, Edward Latham, Scott Price
PAESE: USA, Francia 2017
DURATA: 95'

TRAMA:
Assenza principale: pietà per chi non la merita. Assenze secondarie: immagini che ti aspetti, inquadrature main stream, una sceneggiatura banalmente conseguente, l'uscita dalla sala cinematografica nello stesso mood con il quale sei entrato/a.

Joe viene dalla guerra. Non una sola o specifica, bensì “la guerra”: uno stato, diremmo, dell'anima. La madre di Joe, vecchia e malandata, dipende totalmente dalle sue cure. New York, una città in cui ci si può sentire profondamente isolati, gli fa da contorno, in una lontananza dolorosa, alla Edward Hopper, impalpabile eppure evidente.
Col suo mestiere da mercenario, con il suo know-how violento, con il coraggio dato dalla disperazione, quella di chi non ha più nulla da perdere, Joe tratta quei casi che la legge, con i suoi limiti, non riuscirebbe a risolvere con la tempestività richiesta. Questa volta il suo target è la figlia -quasi bambina- di un politico del posto. Joe dovrebbe sottrarla ad un postribolo di minorenni e pedofili altolocati e potenti. Ma chi, in questo mondo sempre più simile ad un inferno, si può dire davvero senza peccato?
I bambini e gli orchi, i padri e la violenza insita nell'istituzione prima, la famiglia stessa. La genesi del male, che nasce dal bene, ma si nutre troppo spesso di cattivi ricordi e pessime esperienze.
Un protagonista, Joaquin Phoenix, (che a Cannes vince il primo premio come miglior attore del festival), che entra ed esce dalla scena originalmente armato dello strumento “proletario” e blue-collar per eccellenza, un martello da carpentiere, ci racconta una storia (che sempre a Cannes vince il primo premio come miglior sceneggiatura) tesa e diritta, spietata e affilata come la lama di un coltello.
Alla regia il polso sensibile ma fermo di una cineasta d'eccezione, la scozzese Lynne Ramsey, classe 1969, grande talento, coraggio sfacciato nell'occuparsi di temi scomodi, come ad esempio faceva in Ratcatcher o nel bellissimo e inquietante ...E ora parliamo di Kevin, entrambi in anteprima mondiale proprio a Cannes, un festival in cui la nostra è stata anche giurata.
E se già nel primo lungometraggio il tema era l'infanzia abusata di James, che ha un padre ubriacone, dodici anni e vive a Glasgow, in una periferia invasa di rifiuti fisici e umani, è con We Need to Talk About Kevin, il suo secondo lavoro, che i temi di madre/figlio, famiglia/società e soprattutto disperazione/noia/violenza si fanno più evidentemente strada, prendendo la deriva di una strage al liceo forse, a saperlo vedere, lungamente preannunciata.
Ad occhi aperti (perché non possiamo più permetterci di tenerli chiusi) vediamo in You Were Never Really Here, titolo originale di questo film, una riedizione di Leon, di Taxi Driver, persino di Drive, ma quanto differente, formalmente, da tutti questi esempi.
La Ramsey viene infatti dal mondo della cinematography, della direzione della fotografia, e la sua mdp (macchina da presa) è sempre là, dove meno te l'aspetti.
Agghiacciante, sanguinoso, a volte addirittura splatter, A beautiful day è l'opera di un'artista totale dell'immagine, che si serve del cinema come veicolo per la sua immaginazione. E ha due alleati al suo fianco, oltre al grande taciturno Phoenix, sui quali poter contare: Thomas Townend alla fotografia, che ci ricorda continuamente la psicosi dei suoi personaggi e Jonny Greenwood, colui che si occupa del “colore del suono” nel film, una mescola di rumori d'ambiente con una base sonora martellante o stridente, in fibrillazione, come in un irregolare, sincopato battito cardiaco.
E, ammettiamolo pure, non saremmo così entusiasti del film, se non sapessimo che anche la sceneggiatura e della nostra eroina. La Ramsey infatti determina ogni dettaglio della sua storia limitandosi a trarne spunto dal romanzo dello scrittore e attore Jonathan Ames.
Un unico neo allora. Perché mai un talento come questo deve aspettare il suo terzo film per arrivare a Pavia, seppure in una rassegna come Sguardi Puri, e aspettare, dal penultimo lavoro ben sei anni, per arrivare a quest'ultimo? D'innocenza perduta (e mai più ritrovata). Muto ed estremamente eloquente.

 


 

 

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