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  • Poli Testata Programma

EVA 

Mercoledì 5 dicembre 2018 ore 16:00-21:00 

GENERE: Drammatico, Sentimentale
REGIA: Benoît Jacquot
ATTORI: Isabelle Huppert, Gaspard Ulliel, Julia Roy, Marc Barbé, Richard Berry, Didier Flamand, Ellen Mires, Nathalie Charade
PAESE: Francia, Belgio 2018
DURATA: 100'

TRAMA:
Assenza principale: una morale condivisibile. Assenze secondarie: noiosa retorica, stanca riproduzione del già visto, un utilizzo consueto della seduzione femminile.

Bertrand fa il badante (che però non si sottrae anche ad altre “mansioni”) per un anziano scrittore sul punto di pubblicare il suo “canto del cigno”.
Presente al momento della sua morte non ha incertezze nel sottrargli il manoscritto e farlo passare per suo. Il testo, che da luogo ad uno spettacolo teatrale, riscuote un grande successo, e Bertrand gode dei vantaggi di esser percepito come un giovane autore ricco di talento. Peccato però che adesso su di lui gravino le pressioni per una nuova ispirata opera ricca di pathos...

La sceneggiatura di Eva è ricavata dal romanzo noir Eve di James Hadley Chase del 1945. Nel 1962 il grande regista Joseph Losey ne aveva già tratto un film con protagonista Jeanne Moreau. Perché mai, direte voi, Benoit Jacquot dovrebbe girarne un remake oggi?
Ed è proprio con questi preconcetti che lo spettatore “professionale” (?!) si accinge alla visione di questo film in una fredda mattinata berlinese nel febbraio di quest'anno. La sorpresa però non tarda a farsi strada. Eh sì, perché Eva di Jacquot non è il remake del film di Losey, o almeno lo è solo molto, molto parzialmente.
Ad aiutarlo, certo, l'interpretazione di Isabelle Huppert, ormai perfettamente a suo agio nel ruolo della cinica mangia-uomini e, attenzione, non fatevi sviare dall'età anagrafica della nostra, il film parla di un'ossessione, non di un'infatuazione adolescenziale. E se poi Eva ha il doppio degli anni della fidanzata ufficiale di Bertrand questo non rende che ancora più credibile la follia omicida che lo spinge a rovinarsi.
Certo, se si guarda Eva come l'ennesima storia dell'uomo senza doti, che ambisce ad un successo che non merita, e finisce giustamente coll'essere punito dal destino, il risultato sarà deludente. Ma se al contrario si prova a cambiare ottica e si apprezza la “corposità” dell'opera, il suo taglio postmoderno, citazionistico e innegabilmente autoironico, si avranno non poche sorprese. É proprio in questo scarto sta il bello. Nelle pause. Il brevissimo momento in cui Bertrand decide se entrare nella vasca col vecchio omosessuale, la sospensione del pc in aria sul ponte, l'ironia su chi gioca all'intellettuale, ma non ne ha la stoffa, la presa in giro dello scrittore che, secondo la vulgata deve vivere ciò di cui scrive (come se i migliori gialli fossero stati scritti da assassini...).
Ecco, i pregi di quest'opera, passata in concorso all'ultima Berlinale, stanno proprio qui, in una zona d'ombra che nessuno (tranne Sguardi Puri forse) vi inviterà a frequentare, ma varcata la soglia della quale, difficilmente vi verrà voglia di tornare indietro. Doppio.

 


 

 

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