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Mercoledì 17 ottobre 2018 ore 16:00-21:00

 

LA TRUFFA DEI LOGAN 

Mercoledì 17 ottobre 2018 ore 16:00-21:00 

GENERE: Commedia, Azione
REGIA: Steven Soderbergh
ATTORI: Channing Tatum, Adam Driver, Riley Keough, Daniel Craig, Hilary Swank, Katie Holmes, Katherine Waterston, Dwight Yoakam, Seth MacFarlane, Macon Blair, Sebastian Stan, Brian Gleeson, Jack Quaid
USA 2017
DURATA: 119'

TRAMA:
Assenza principale: buona sorte. Assenze secondarie: partner affidabili, competenze utili, senso pratico, cervello, braccia, gambe, etc etc. 

I Logan: sfigati da sempre. È la loro stessa stirpe a confermarlo. E anche oggi i due ultimi rampolli non sono da meno. Uno con una carriera da quarterback spezzata da una gamba ferita e l'altro, che ha fatto la guerra dell'Iraq ed è tornato monco... Ma naturalmente questo è solo l'inizio. Così quando Jimmy viene licenziato dal suo cantiere, cercherà di convincere suo fratello Clyde e la sorella Mellie a realizzare la rapina del secolo al Charlotte Motor Speedway, durante una gara NASCAR. Servono però le conoscenze di un esperto scassinatore, Joe Bang, che però, particolare irrilevante, si trova guarda caso galeotto in carcere... 

Un'America rurale descritta con dovizia di particolari, personaggi cinematicamente sopra le righe, una sfortuna eterna, che rima con una maledizione familiare. Ma ecco, proprio dalla jella sembra venire il colpo di fortuna: chi mai accuserebbe del furto più sorprendente proprio due “handicappati”? C'avevate creduto davvero quando Steven Soderbergh aveva annunciato il suo addio al cinema sul grande schermo nel 2013? Se sì, ebbene, avevate fatto male. Eccolo infatti tornare alla grande (all'inizio -ma anche, con un incredibile colpo di coda, alla fine con Unsane- in questa prima parte di Sguardi Puri) con Logan Lucky, commedia dal titolo ossimorico e dal ritmo adrenalinico, che fa subito dimenticare la pur ragguardevole prova del nostro sul terreno della serie tv, The Knick, un passaggio che sembra obbligato anche per i talenti veri a Hollywood di questi tempi. 
Eh sì, perché anche un film “piccolo” come questo sfiora sempre i 30 milioni di dollari di budget e ne incassa sul mercato nazionale meno di 28, rifacendosi soltanto con quello mondiale, per cui comunque non arriverà a coprire le spese complessive. I quasi 50 milioni di income vanno infatti divisi per due se si vogliono considerare tutte le uscite di pubblicità e promozione del film. Detto questo La truffa dei Logan è un gran bel film. Immerso in un'America repubblicana dove si cantano inni al Paese prima di una corsa di macchine, dove le adolescenti hanno come unico fine la partecipazione ad un concorso di bellezza, dove se ti fai male, vieni ferito o comunque hai bisogno di assistenza, il welfare è decisamente insufficiente, questo film di Soderbergh sembra riportare il nostro ai tempi eroici della critica sociale tout-court (v. Sesso, bugie e videotape che gli fece vincere a soli 26 anni la Palma d'Oro a Cannes nel 1989) più che ai grandi successi di pubblico dei vari Ocean's (Eleven, Twelve e Thirteen) diretti dal 2001 al 2007. 
L'entusiasmo di raccontare di nuovo (dei personaggi prima ancora che) delle storie originali è evidente. L'antieroe stropicciato si è evoluto. È diventato un vero proprio loser. Uno che difficilmente vi piacerebbe se doveste incontrarlo per strada. Che sia lo zoppo lasciato a casa dal lavoro e abbandonato dalla moglie, o il barista senza un braccio o ancora l'aiuto-parrucchiera, che lavora nel nulla, tutti questi caratteri contribuiscono alla creazione di una mitologia differente. E infatti che cosa separa davvero genialità e dabbenaggine? Forse il cosiddetto “caper movie”, il film da “colpo grosso” aveva bisogno di questa palingenesi, di questa rinascita. La truffa dei Logan è insomma un film che, all'opposto di tanti altri, mistifica i suoi pregi passandoli per difetti. Una “cosa” davvero differente, che fa finta di essere uguale a tante altre. A partire dal ruolo interpretato da Daniel Craig, che prende inaspettatamente in giro la sua immagine, per continuare con il franco e apparentemente stolido Channing Tatum, così ottimisticamente fordiano appena al di là della superficie. Insomma se nel suo mediometraggio (invisibile ai più) Bubble il regista percorreva la strada europea del film d'essai (e non se ne vergognava, a dispetto dell'oblio ingiustamente subito) con Logan Lucky Steven Soderbergh inaugura una strada davvero poco battuta, quella del film impegnato (anche nel dimostrare il proprio amore-odio per il suo paese) nei temi e che non rinuncia ad una mordente quanto divertente satira dell'odierna versione dell'american way of life. Profondamente altro.

 


 

 

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